Liste d’attesa, i medici di famiglia segnalano ritardi e disagi

  • Categoria: Territorio
  • Pubblicato: Mercoledì, 21 Ottobre 2026 11:52
  • 21 Ott

Attese che, secondo alcune segnalazioni, arriverebbero fino al 2028 per una visita specialistica e al 2029 per una risonanza magnetica. È il quadro descritto da alcuni cittadini del territorio, che tornano a richiamare l’attenzione sulle difficoltà incontrate nella prenotazione di prestazioni sanitarie. Una situazione che Asst Pavia, interpellata sul tema, descrive attraverso dati e tempistiche differenti.

Tra le testimonianze raccolte c’è quella di una madre vigevanese che, per prenotare una visita per il figlio, si sarebbe sentita indicare come prima data utile aprile 2028. Un’altra cittadina riferisce invece di aver ricevuto marzo 2029 come prima disponibilità per una risonanza magnetica. A queste segnalazioni si aggiunge il caso di un’ecografia transvaginale, che non sarebbe stato possibile prenotare perché il calendario provinciale non risultava ancora disponibile.

L’azienda sanitaria precisa che, per quanto riguarda le visite specialistiche, le uniche agende con calendario esteso al 2028, limitatamente al mese di gennaio, sono quelle relative alle prime visite chirurgiche, per le quali risultano comunque disponibilità anche nel 2026. Per le altre prestazioni, le agende presenterebbero date disponibili entro il 31 dicembre 2027, in linea con il regolamento aziendale.

Più articolato il quadro delle risonanze magnetiche. Secondo Asst Pavia, gli esami senza mezzo di contrasto hanno le prime disponibilità nel primo semestre del 2027, mentre quelli con mezzo di contrasto vengono garantiti entro la fine dell’anno. Per le prestazioni con una priorità inferiore a quella programmabile è inoltre possibile accedere, nel rispetto della classe di priorità, ad agende dedicate alle urgenze e a prestazioni aggiuntive.

L’azienda sottolinea anche che i tempi vengono monitorati da Regione Lombardia e che, per le risonanze magnetiche, vengono attivati ogni mese ulteriori posti in base all’andamento delle liste d’attesa.

Per l’ecografia transvaginale, infine, le rilevazioni di Asst indicano disponibilità nel mese in corso a Vigevano e a novembre nei presidi di Voghera e Stradella. Dati che non sembrano coincidere con tutte le esperienze riferite dagli utenti.

A evidenziare le difficoltà che emergono dall’esperienza quotidiana dei pazienti è Luca Bellazzi, medico di medicina generale a Vigevano e vicepresidente dell’Associazione medici di famiglia cittadina. Secondo il professionista, le risposte fornite dall’azienda sanitaria non restituiscono sempre la complessità delle situazioni che si presentano sul territorio.

«Sono risposte standard che sentiamo da anni. Probabilmente, dal punto di vista statistico, Asst avrà anche ragione, ma la percezione sul territorio è completamente diversa. Noi lavoriamo a contatto con le persone e raccogliamo quotidianamente le loro difficoltà», osserva Bellazzi.

Il nodo, spiega, riguarda soprattutto le prestazioni programmabili, mentre per le urgenze il sistema continuerebbe a garantire una gestione più efficace. Per gli altri esami, invece, sempre più spesso i pazienti sarebbero costretti a rivolgersi a strutture private non convenzionate.

Un altro aspetto riguarda la distanza delle strutture proposte. «Non basta sapere che una risonanza viene effettuata entro sei mesi: bisogna anche capire dove. Ci sono persone che vengono indirizzate a decine di chilometri da casa, come nel caso di pazienti costretti a raggiungere Varzi per un controllo cardiologico», spiega il medico.

Oltre agli spostamenti, secondo Bellazzi, va considerata anche la continuità assistenziale. Una visita occasionale, effettuata da uno specialista che non conosce il paziente e probabilmente non lo seguirà in futuro, può infatti risultare meno efficace rispetto a un percorso costruito nel tempo all’interno dello stesso centro.

Le distanze diventano un ostacolo soprattutto per le persone anziane e per chi necessita dell’aiuto dei familiari. «Per raggiungere una struttura lontana bisogna organizzarsi, coinvolgere qualcuno e sostenere costi che possono diventare significativi, tra viaggio e tempo perso», sottolinea Bellazzi.

Il rischio, secondo il medico, è che le difficoltà di accesso alle prestazioni pubbliche finiscano per spingere una parte dei cittadini verso il privato a pagamento, più facilmente raggiungibile sul territorio.

Bellazzi richiama infine l’attenzione sulla gestione delle agende di prenotazione, chiedendo maggiore chiarezza sulle disponibilità effettive e sulle modalità con cui vengono assegnati gli appuntamenti. Il tema, a suo avviso, merita verifiche approfondite per comprendere se tutti gli spazi disponibili siano effettivamente destinati a rispondere alle richieste del Servizio sanitario nazionale.

Il confronto tra le rilevazioni ufficiali e le esperienze dei cittadini lascia così aperta una questione centrale: non soltanto quanto tempo occorra per ottenere una prestazione, ma anche quanto sia concretamente accessibile per chi ne ha bisogno.