Regione Lombardia: stop agli interventi sull’aorta dal 2027 all’ospedale

  • Categoria: Territorio
  • Pubblicato: Venerdì, 04 Settembre 2026 08:49
  • 04 Set

La chirurgia vascolare dell’ospedale di Vigevano potrebbe cambiare radicalmente volto a partire dal 2027. La nuova delibera proposta dalla Regione Lombardia, illustrata dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, prevede infatti una riorganizzazione della rete dedicata ai pazienti con patologie dell’aorta, sia acute sia croniche.

Il nuovo modello individua in Lombardia 23 centri di riferimento. Per essere inserite nella rete, le strutture dovranno garantire, in linea generale, almeno 30 interventi l’anno, comprendendo procedure chirurgiche tradizionali ed endovascolari, oltre alla capacità di affrontare eventuali complicanze.

È proprio questo parametro a mettere in difficoltà Vigevano. L’ospedale registra infatti una media di 23,3 interventi all’anno, al di sotto della soglia stabilita dalla Regione.

La conseguenza sarebbe significativa: dal 2027 nel presidio vigevanese non verrebbero più effettuati gli interventi per il trattamento degli aneurismi dell’aorta addominale, né attraverso la chirurgia tradizionale né con le tecniche endovascolari. Si tratta delle procedure più complesse nell’ambito della chirurgia vascolare, in un ospedale che, inoltre, non dispone di un reparto di cardiochirurgia, struttura alla quale sono affidati gli interventi sull’aorta toracica.

La Regione difende la riorganizzazione e parla di un intervento necessario per rendere più efficace la rete ospedaliera.

«La Lombardia compie un passo avanti di efficientamento della propria organizzazione sanitaria», sostiene Bertolaso. Secondo l’assessore, la nuova rete della chirurgia vascolare permetterà di rafforzare i collegamenti tra le diverse strutture, migliorare i percorsi di presa in carico e garantire risposte più rapide, soprattutto nei casi di emergenza.

«Non si tratta di togliere servizi ai territori — aggiunge Bertolaso — ma di organizzare al meglio le competenze, valorizzando le professionalità e le eccellenze presenti nella nostra sanità e garantendo ai lombardi cure sempre più sicure e di qualità».

Con la nuova organizzazione, in provincia di Pavia i centri autorizzati comprenderebbero il Policlinico San Matteo e l’Istituto di Cura Città di Pavia (Gruppo San Donato). Quest’ultimo raggiunge una media di circa 35 interventi l’anno, superando quindi il requisito numerico previsto dalla Regione.

La struttura, però, non dispone né di pronto soccorso né di rianimazione. Per alcune situazioni, dunque, l’alternativa sarebbe rappresentata da centri di Milano o Rozzano, con uno spostamento di oltre 30 chilometri.

La decisione suscita forti perplessità tra i medici di base. Giorgio Rubino, presidente dell’Associazione medici di famiglia di Vigevano, considera la chirurgia vascolare dell’ospedale un punto di riferimento per il territorio.

«È un fiore all’occhiello, così come l’Emodinamica e i reparti collegati», sottolinea Rubino, ricordando come il reparto sia arrivato in passato anche a 28 interventi annui. «Lavorano benissimo e posso dire, per esperienza personale, che hanno salvato la vita a due miei pazienti».

Secondo Rubino, negli anni l’unità ha costruito competenze e professionalità importanti. «Se hai un problema vascolare, non solo un aneurisma, sanno come intervenire», osserva.

Il presidente dei medici di famiglia contesta inoltre il fatto che tra i centri individuati dalla Regione vi siano strutture prive di rianimazione o terapia intensiva. «Si rischia di far morire un paziente in caso di complicanze. È vergognoso», afferma.

Critiche arrivano anche da Italia Viva Vigevano. Andrea Truglio, referente locale del partito, chiede alla Regione di rivedere i criteri stabiliti nella delibera.

«Non possiamo accettare che la tutela della salute dei cittadini venga ridotta a un freddo calcolo numerico», sostiene Truglio. La preoccupazione è che il provvedimento finisca per penalizzare la sanità pubblica e, in particolare, un presidio considerato strategico per l’intera Lomellina.

Nel mirino c’è anche la presenza, nella nuova rete, di strutture private. «Mentre si penalizza la sanità pubblica e un centro pubblico di riferimento per tutta la Lomellina come l’Asst di Vigevano — afferma Truglio — si assiste all’ennesimo sbilanciamento verso le strutture private autorizzate».

Da qui la richiesta alla Regione di modificare i parametri, tenendo conto non soltanto dei volumi di attività, ma anche della posizione geografica degli ospedali e delle competenze maturate dalle équipe.

Il nodo, dunque, non riguarda soltanto il numero di interventi effettuati ogni anno. A Vigevano il timore è che, dietro la riorganizzazione della rete, venga ridimensionata una competenza specialistica costruita nel tempo e considerata fondamentale per garantire assistenza ai pazienti vascolari della Lomellina.