Cure mediche rinviate per motivi economici, l’appello della Caritas

  • Categoria: Territorio
  • Pubblicato: Martedì, 10 Febbraio 2026 12:34
  • 10 Feb

Sempre più persone rinunciano alle cure sanitarie per ragioni economiche o a causa dei lunghi tempi di attesa. Una situazione che la Caritas diocesana di Vigevano osserva con crescente preoccupazione e che riguarda anche cittadini occupati, non solo le fasce tradizionalmente più fragili.

«Ci troviamo davanti a persone che devono scegliere tra le spese quotidiane e la salute», spiega don Moreno Locatelli, direttore della Caritas diocesana. Visite specialistiche, cure odontoiatriche, infiltrazioni o anche il semplice pagamento di un ticket diventano, per molti, costi difficili da sostenere. In alcuni casi sono genitori a rinviare controlli o terapie personali per garantire l’assistenza sanitaria ai figli.

Secondo la Caritas, la platea di chi rinuncia alle cure si è progressivamente ampliata. In passato il fenomeno riguardava soprattutto disoccupati o persone con possibilità di accedere a esenzioni. Successivamente si sono aggiunti cittadini stranieri irregolari, spesso privi di tessera sanitaria e costretti a rivolgersi al pronto soccorso. Oggi, però, il disagio interessa anche chi lavora, ma fatica a far fronte all’aumento generale del costo della vita.

A Vigevano, come in molte altre realtà, l’incremento dei canoni di affitto e delle spese alimentari incide in modo significativo sui bilanci familiari. Per chi vive in affitto, la spesa per la casa può arrivare a rappresentare una quota rilevante del reddito, rendendo difficile sostenere ulteriori costi.

Per rispondere a questa situazione, la Caritas sta valutando possibili soluzioni. Tra le ipotesi, l’idea di coinvolgere medici in pensione disponibili a offrire il proprio tempo e le proprie competenze. «Non abbiamo ancora un progetto strutturato né ambulatori attrezzati – precisa don Locatelli – ma abbiamo ritenuto importante raccogliere il segnale di disagio che ci arriva dal territorio».

L’invito è rivolto ai professionisti sanitari interessati a collaborare, con l’obiettivo di costruire un percorso condiviso che consenta di offrire risposte concrete a chi oggi fatica ad accedere alle cure. In prospettiva, si ipotizza anche il ricorso a convenzioni, seguendo modelli di “privato sociale” già sperimentati in altre regioni.