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21/01/2026 11:13
Il Tar dell'Emilia-Romagna ha accolto il ricorso presentato da due tassisti e ha bloccato "Bologna Città 30", il provvedimento del Comune che nel 2024 ha esteso a tutta la città il limite di velocità di 30 chilometri orari, ad eccezione delle strade ad alto scorrimento. Una decisione che interessa da vicino Pavia, dove la giunta di centrosinistra, fin dal suo insediamento, ha spiegato di voler applicare il modello "Città 30" anche qui.

Nel caso di Bologna, il Tar ha ha accolto l'interpretazione del Ministero dei trasporti, secondo il quale non si può applicare un divieto generalizzato, ma bisogna dettagliarlo strada per strada, sulla base di parametri oggettivi, come ad esempio un alto passaggio pedonale, la vicinanza di scuole o la presenza di marciapiedi non adeguati. Il Comune emiliano ha già annunciato nuovi provvedimenti amministrativi che serviranno a superare i rilievi del Tar, ma intanto si riapre il dibattito a Pavia.

I consiglieri di Fratelli d'Italia hanno già annunciato un possibile ricorso, qualora la giunta Lissia approvasse il provvedimento. Nel nostro capoluogo si attende la definizione del Pums, il piano urbano della mobilità sostenibile, che dovrà definire le cosiddette "linee di indirizzo": le vie e le strade nelle quali applicare il limite dei 30 chilometri orari dovrebbero venire indicate nei prossimi mesi, per arrivare a concludere il percorso "Città 30" entro il 2027.

La decisione del Tar sul caso Bologna, però, rischia di rallentare il progetto dell'amministrazione comunale di Pavia. O forse, dopo i correttivi annunciati dalla giunta bolognese, potrebbe offrire nuovi spunti per preparare un provvedimento che sia inattaccabile a livello amministrativo.