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02/03/2026 19:22
La Procura di Milano ha inflitto un duro colpo alle società di consegne a domicilio in Italia, accendendo i riflettori sul presunto caporalato inflitto da Glovo e Deliveroo. Secondo la Usb, siamo però soltanto a metà strada e il cammino per la regolarizzazione dei rider è ancora lungo.
Come spiega l’avvocato Giulia Druetta, che assiste i rider nelle varie vertenze italiane contro le multinazionali, la condizione dei lavoratori dal 2015 a oggi è peggiorata. In quell’anno entrava in Italia la prima società di delivery, Foodora, poi ceduta a Glovo, che contrattualizzava i rider come Co.co.co. Oggi, invece, i lavoratori sono presi come autonomi o con partite IVA con paghe a cottimo. Nel 2020, è intervenuto il governo con una legge per tutelare i rider, ma, ha sottolineato l’avvocato Druetta, le società di delivery hanno avuto la stampella dell’Unione Generale del Lavoro, che ha sottoscritto un accordo personale per derogare a tali norme.
Il controllo giudiziario di Deliveroo e Glovo è quindi una notizia importante secondo la legale, ma restano da vedere gli effetti.
L’appello dell’Usb, che ha organizzato un incontro a Milano per fare il punto sulla situazione, è che quindi i rider vengano assunti come lavoratori subordinati con il contratto collettivo nazionale Logistica, una figura che già esiste e aderisce appieno alla loro figura.
Oltre al costo della vita, i rider devono lavorare usando i propri mezzi, i propri veicoli, i propri cellulari, non ricevendo rimborsi. A fronte di paghe di circa 3 euro a consegna, molti sono costretti anche ad arrotondare perché non possono far fronte a tutte le spese, da vitto e alloggio alle tasse. La battaglia dell’Usb quindi continua, ma inizia a intravedersi una luce in fondo al tunnel.