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05/01/2026 18:51
È un arrivo che non ha bisogno di parole. Sulla pista dell’aeroporto militare di Milano Linate il silenzio pesa più di tutto. Un silenzio rotto soltanto dagli abbracci e dal dolore delle famiglie, strette attorno ai cinque feretri rientrati in Italia dopo la tragedia di Capodanno a Crans-Montana.
L’incendio, divampato nella notte del 31 dicembre all’interno del locale Le Constellation, ha provocato un bilancio pesantissimo: quaranta vittime complessive e oltre cento feriti. Molti sono ancora ricoverati negli ospedali, alcuni anche al Niguarda, per ustioni e gravi intossicazioni.
Non è solo un trasferimento, ma la presa d’atto definitiva di una perdita che colpisce famiglie giovanissime: ragazzi e ragazze nel pieno della vita, alcuni poco più che adolescenti. Sulla pista, prima della partenza dei carri funebri, i feretri vengono benedetti da un sacerdote.
Ad accoglierli anche le istituzioni: dal sindaco Giuseppe Sala, al presidente di Regione Attilio Fontana, fino al presidente del Senato Ignazio La Russa.


La sesta vittima è Sofia Prosperi, italo-svizzera residente a Lugano: per lei l’ultimo saluto sarà oltreconfine. Per gli altri, invece, il rientro è verso la propria città d’origine. Achille Barosi e Chiara Costanzo restano nel capoluogo lombardo, dove si apriranno le camere ardenti e si svolgeranno i funerali. Giovanni Tamburi viene accompagnato verso Bologna, Emanuele Galeppini a Genova.
Il viaggio è poi proseguito verso Roma, dove alle 15:20 è atterrato il velivolo con a bordo il feretro di Riccardo Minghetti.
Intanto dalla Svizzera arrivano anche i numeri ufficiali di una tragedia che poteva essere evitata: 116 persone identificate, 83 ancora ricoverate e feriti provenienti da diversi Paesi europei.