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02/12/2025 19:18
Nei primi otto mesi dell’anno, secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, sono stati registrati quasi 43mila arrivi via mare, principalmente da Tunisia e Libia. Un numero di stranieri sempre crescente, che oltre ad avere un impatto sulla società contribuisce all’aumento del “pluralismo religioso”. Da uno Stato perlopiù cristiano, che contava soltanto anche comunità ebraiche e valdesi, le fedi abbracciate da chi percorre il suolo italiano sono aumentate.
È un fenomeno che permea in buona parte la società contemporanea, di un mondo sempre più globalizzato e che, quindi, deve fare i conti con il suo riconoscimento. In Italia, la legislazione è tuttora perlopiù ancorata a leggi promulgate nel ventennio. L’articolo 8 della Costituzione, come anche il Concilio Vaticano II degli anni ’60, hanno aperto il dialogo alle confessioni diverse dal cattolicesimo. Però, si fa riferimento a un’Intesa che esse devono firmare con lo Stato italiano per essere riconosciute. Ecco che comunità ebraiche, valdesi e buddhiste sono incluse, mentre l’Islam no.
Gli ostacoli che incontra il riconoscimento del pluralismo religioso sono diversi, dai simboli di culto collocati nelle scuole ai luoghi di sepoltura, che si collegano a come vengono trattate le salme, fenomeno questo esploso durante il Covid. Particolarmente delicata la questione della costruzione di edifici di religioni diverse.
Tutti questi temi sono stati discussi durante l’incontro “Il Pluralismo religioso nelle città italiane”, tenutosi a Palazzo Reale, dove ha preso parte anche la vicesindaca Anna Scavuzzo, che ha riconosciuto dei preconcetti sul tema anche nella città di Milano.