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06/02/2026 18:15
Cronaca nera / violenza / fatti giudiziari
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.
Eventi sensibili
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

“Ho lottato per quasi 20 anni e sono esausta, ma voglio che si sappia, lo dica, anch’io sono stata una vittima di malagiustizia”. Lo sostiene una parrucchiera di Stradella, Ornella Usai, che si ritiene vittima di una truffa immobiliare, che però non è mai riuscita a dimostrare. Perché, a suo dire, un presunto “sistema”, in sostanza, l’avrebbe insabbiata: “Se fosse venuta alla luce - spiega - troppe persone coinvolte avrebbero avuto molto da perdere”.
Ci ha chiesto di rendere pubblica la sua storia, in un periodo in cui la giustizia, con inchieste più o meno clamorose, riempie le pagine dei giornali. Una storia che è quasi un’odissea, finita in un nulla di fatto.
Inizia nel 2005, quando Ornella compra un locale per svolgere la sua attività, al piano seminterrato di un palazzo in fase di ristrutturazione, nel centro di Stradella.
Appena entra e comincia a lavorare, iniziano i guai agli impianti, caldaie bloccate, linee elettriche che bruciano, problemi che non si risolvono. Emergono presunte irregolarità edilizie, il negozio che ha comprato, formalmente, risulterebbe un piccolo scantinato di poco più di 10 metri quadrati, “senza possibilità - spiega Ornella - di sanare la situazione, insomma un abuso”.
Presenta una denuncia alle forze dell’ordine e iniziano anni di carte bollate, richieste di documenti, un carosello di avvocati, tecnici, giudici di pace, fino a un esposto in Procura a Pavia, per il quale viene proposta l’archiviazione. Lei si oppone, e chiede udienza in procura, ma non ottiene nulla. Ma non si arrende.
In quel periodo, siamo attorno al 2014 ormai, giornali e tv raccontano delle inchieste del procuratore aggiunto Alfredo Robledo. Prende e va in tribunale a Milano, bussa alla sua porta con le carte in mano e chiede consiglio. Lui le dice di scrivere al giudice di Pavia e di rivolgersi alla procura di Brescia. E trasmette a sua volta una segnalazione ai colleghi bresciani. Ma la pratica si ferma ancora.
Esausta, molla la presa. Intanto, nel 2018, il suo ormai ex negozio, dopo che aveva smesso di pagare il mutuo, finisce all’asta.
A distanza di altri 7 anni, anche alla luce delle inchieste per corruzione in Procura a Pavia, decide di raccontare pubblicamente la sua storia, “perché è giusto che si sappia - dice - e perché non capiti ad altri di vivere esperienze simili”.