Eventi a Vigevano:

Cerca nel sito

Cerca telefono

cognome o nome azienda

Videonews


06/05/2026 15:40
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

C’è chi dalla propria stanza non usciva più. Chi aveva sostituito le relazioni con uno schermo. E chi, tra ansia e isolamento, aveva smesso persino di chiedere aiuto. A un anno dalla nascita, il Centro Re.Te. della Fondazione Carolina, a Milano, prova a ricucire proprio queste fragilità.
Nato per affrontare il disagio giovanile legato soprattutto al mondo digitale, il centro ha già preso in carico gratuitamente 55 ragazzi, con 37 percorsi ancora attivi. Un lavoro costruito insieme da psicologi, educatori e pedagogisti, per unire sostegno educativo e cura psicologica.
Tra i problemi più frequenti ci sono dipendenza da internet, ansia sociale, sintomi depressivi, ritiro scolastico e casi di cyberbullismo. Quattro ragazzi seguono invece un percorso dedicato all’hikikomori: gli educatori entrano nelle loro case, mentre gli psicologi lavorano con le famiglie. Dopo mesi di isolamento, oggi tutti partecipano alle attività del centro.
Laboratori, gruppi e momenti di relazione per riportare i ragazzi fuori dalla solitudine e creare un punto di riferimento stabile anche per i genitori. Un modello che la Fondazione ora vorrebbe esportare anche in altre città.
E sullo sfondo resta sempre Carolina Picchio, la prima vittima riconosciuta di cyberbullismo in Italia. Suo padre Paolo racconta che da bambina sognava di fare la psicologa. Per questo il Centro Re.Te. rappresenta anche qualcosa di più: la trasformazione di una tragedia in un aiuto concreto per altri ragazzi.