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12/03/2026 20:04
Una parete di compensato allarmata, per tenere lontano i curiosi e i malintenzionati. Segni gialli sull’asfalto tutt’intorno, a delineare i solchi scavati dal mezzo che si è scontrato contro il locale. E chissà ancora per quanto la situazione sarà così. È questa la vista che appare tornando sul luogo in cui il Tramlink 9 deragliò lo scorso venerdì 27 febbraio, all’angolo tra via Lazzaretto e viale Vittorio Veneto a Milano, distruggendo la parete del ristorante giapponese Robata Kan. Ciò che resta sono le vite sospese a tempo indeterminato del suo personale, gestito dall’imprenditore Shogo Inoue, che, dopo aver rivolto un pensiero alle due vittime e ai feriti della tragedia, ha ripercorso quel momento.
Quattro mesi fa circa l’avvio dell’attività, con una proposta popolare in madrepatria ma sconosciuta da noi, la robatayaki. Si tratta di una tecnica di cottura lenta alla griglia di verdura, carne e, nel caso del locale di Inoue, soprattutto pesce. E ora, il ristorante è diventato un cantiere per essere ripristinato e rimesso in sicurezza.
Il personale del Robata Kan però non si ferma, è alla ricerca di associazioni benefiche per fare volontariato, in modo da ripagare l’Italia per avergli permesso di avviare la propria attività, e poi è impegnato a seguire corsi di formazione per tornare in pista con maggiore esperienza.
Shogo Inoue, Titolare Robata Kan
Mentre il gruppo Zekkocho, che lo gestisce da Tokyo, lo sostiene economicamente, moralmente continua la catena solidale di ristoranti che permettono allo staff del Robata Kan l’accesso alle proprie cucine. Dopo il Ramen Bar Akira, il prossimo appuntamento è il 26 marzo a Missori alla Gastronomia Yamamoto. Resta poi l’invito ad andare nel locale una volta riaperto.