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28/04/2026 17:44
Una storia che parte dal dolore ma arriva lontano, fino a diventare un esempio concreto per tutta la città.
Siamo in via Dezza, in un campetto come tanti. Qui, nel 2017, Alessandro Meszely aveva solo 15 anni quando si è accasciato mentre giocava a basket. Un pomeriggio qualunque, interrotto all’improvviso. Da allora, sua madre Laura ha iniziato un gesto semplice: portare ogni giorno un girasole, appoggiarlo a quella rete. Un segno silenzioso, diventato memoria viva.
Poi, a dicembre, lo sfregio: quel fiore viene strappato. E insieme, un messaggio crudele. Ma è proprio da lì che Milano reagisce. Migliaia di girasoli compaiono su quel cancello: disegni, biglietti, nastri. Un’ondata gialla che trasforma un gesto di odio in una risposta collettiva.
Da questa energia nasce “Dab”, l’associazione degli amici di Alessandro. Un progetto concreto: riqualificare i campetti di quartiere e, soprattutto, installare 42 defibrillatori, accompagnati da 200 ore di formazione al primo soccorso per ragazzi e studenti. Non solo ricordo, quindi, ma prevenzione.
Il primo campo rinasce proprio qui, in via Dezza, e sarà inaugurato il 9 maggio. Per tutti ha già un nome: “Il Girasole”.
Perché questa non è solo una storia di perdita. È la prova che una città può trasformare un’assenza in qualcosa di utile, di condiviso. E che anche un piccolo gesto, come un fiore, può mettere radici profonde.