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02/12/2025 20:06
C’erano una cinquantina di dipendenti davanti alla sede di viale Manin: non uno sciopero, ma una mobilitazione compatta per dire no al trasferimento dell’Agenzia delle Entrate fuori dal centro di Milano. Tra striscioni e bandiere c’è anche e soprattutto la preoccupazione per uno spostamento che — dicono — rischia di peggiorare la qualità del lavoro e dei servizi.
Il nodo è il progetto che porterà via Manin, storica sede dell’Agenzia, verso una completa trasformazione: l’edificio diventerà un albergo di fascia alta, mentre gli uffici verranno ricollocati dall’altra parte della città. I lavoratori verrebbero infatti spostati nel Palazzo Vodafone in zona Lorenteggio, un’area molto più periferica rispetto alla collocazione attuale. E non è l’unico trasloco sul tavolo. Anche la DP2, oggi in piazza Stuparich, dovrà trasferirsi in via Pampuri. Un cambio di sede che offre parcheggi e un eventuale punto ristoro, ma che secondo i sindacati non compensa il disagio logistico.
Le varie sigle — Cisl, Unsa, Flp, UilPa e Cgil — parlano apertamente di scelte “penalizzanti”, sottolineando che proprio dal capoluogo lombardo arriva ogni anno un gettito aggiuntivo di oltre due miliardi di euro.

Intanto, il futuro di viale Manin sembra già tracciato: la proprietà, dopo un concorso di riqualificazione, guarda a un progetto residenziale di lusso o a una struttura ricettiva. E mentre gli scatoloni iniziano a comparire nei corridoi, i lavoratori chiedono che almeno la nuova sede sia ripensata per spazi funzionali, uffici chiusi e non open space, più adatti alle attività delicate dell’Agenzia.