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20/01/2026 14:35
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

L’ex socio di Vincenzo Bertè, Carlo Andrea Biani, respinge le accuse di aver avuto un ruolo nell’incendio all’ex Eredi Bertè di Mortara. Inoltre, secondo l’imputato, non è credibile la supertestimone ascoltata per il rogo nell’ex fabbrica di via Fermi, avvenuto nel settembre del 2017.
Si è tenuta martedì a Milano l’ultima udienza del processo d’appello per il processo Bertè bis, per i reati fiscali e ambientali legati all’incendio che nove anni fa distrusse il deposito di rifiuti speciali. Nel procedimento sono imputati l’ex titolare Vincenzo Bertè, l’ex socio Carlo Andrea Biani e Vincenzo Ascrizzi, all’epoca consulente della fabbrica di rifiuti speciali. Sotto accusa reati di false fatturazioni, bancarotta fraudolenta e riciclaggio.
Nell’ultima udienza è stata ascoltata la difesa di Biani, condannato in primo grado a sette anni di reclusione, perché accusato anche di avere avuto un ruolo nell’incendio del settembre di nove anni fa a Mortara. Sul punto, i legali hanno ritenuto non credibile la testimonianza di Sabrina Zambelli, l’ex moglie di Vincenzo Bertè, che nel processo di primo grado aveva accusato l’ex marito di aver appiccato volontariamente il rogo.
Biani ha quindi chiesto l’assoluzione da tutte le accuse, non essendo state dimostrate le sue responsabilità. Lo stesso aveva fatto Ascrizzi, condannato in primo grado a due anni e mezzo per riciclaggio. Per entrambi la Procura aveva chiesto la conferma delle pene. Il giudice ha rinviato al 17 febbraio per la lettura della sentenza.
In quella data si conoscerà anche il destino di Vincenzo Bertè, condannato in primo grado a sei anni di reclusione per false fatturazioni, bancarotta fraudolenta e riciclaggio. I legali avevano presentato richiesta di concordato di pena, per ridurre la pena e scontare quattro anni ai domiciliari. Una richiesta accolta dalla Procura e su cui anche la Corte d’Appello aveva dato il nulla osta. Bertè, condannato in primo grado a quattro anni per incendio doloso, punta a scontare in tutto quattro anni e otto mesi di reclusione per tutti i reati.