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Videonews


18/03/2026 10:56
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.


Ha chiesto di ottenere i domiciliari Carmelo Cinturrino, assistente capo del commissariato Mecenate, comparso davanti al Tribunale del Riesame di Milano. L’agente, in carcere dallo scorso 23 febbraio, è indagato per l’omicidio volontario aggravato di Abderrahim Mansouri, ucciso con un colpo di pistola alla testa lo scorso 26 gennaio nel bosco di Rogoredo.
Nel corso dell’udienza, durata circa due ore, il poliziotto ha ribadito la sua versione: avrebbe sparato per paura, senza l’intenzione di uccidere, parlando di una tragica fatalità e dicendosi profondamente provato per quanto accaduto. Ha inoltre sostenuto di non conoscere direttamente Mansouri, se non attraverso una foto segnaletica, e ha respinto anche le altre accuse, negando di aver mai preso parte a pestaggi, violenze o attività legate allo spaccio.

Una linea difensiva che punta a escludere la premeditazione, contestata invece dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, insieme all’aggravante di aver agito violando i doveri della funzione pubblica.
Ma il quadro dell’inchiesta è molto più ampio. A carico di Cinturrino ci sono oltre trenta capi di imputazione, tra cui estorsioni, arresti illegali, concussione, spaccio, violenze e falso. Un’indagine che coinvolge anche altri sei appartenenti allo stesso commissariato, accusati a vario titolo di favoreggiamento e omissioni.
Secondo gli inquirenti, dietro quello sparo ci sarebbe un contesto fatto di operazioni fuori dalle regole, pressioni e gestione illegale delle piazze di spaccio tra Rogoredo e Corvetto. Per questo la Procura ha già chiesto un incidente probatorio per fissare in maniera definitiva le dichiarazioni di alcuni testimoni chiave.
Ora la decisione spetta ai giudici del Riesame, che nei prossimi giorni dovranno stabilire se confermare la custodia in carcere o concedere una misura meno afflittiva.