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08/03/2026 14:53
Il servizio tratta il tema in modo informativo e giornalistico, senza promuovere o incoraggiare comportamenti illegali o pericolosi

8.30 del mattino, squilla il telefono della Questura di Milano. Dall’altra parte dell’apparecchio, una voce, con accento straniero, che dice: “C’è una bomba nel Tribunale”. Poco dopo, una seconda chiamata, poi una terza e ancora una quarta, l’ultima registrata, intorno alle 9, con la stessa frase ripetuta a nastro. Nessuna rivendicazione, ma l’insistenza ha messo subito in allarme il procuratore Marcello Viola, la procuratrice generale Francesca Nanni, il presidente del Tribunale Fabio Roia e quello della Corte d'appello Giuseppe Ondei, che hanno ordinato l’evacuazione immediata dei 7 piani dell’edificio.
In nemmeno un’ora, il Palazzo di Giustizia si è svuotato, lasciando per strada decine tra giudici, pm, avvocati e impiegati negli uffici. Sul posto si sono precipitate varie forze dell’ordine, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e tre mezzi dei Vigili del Fuoco. Le unità degli artificieri antisabotaggio hanno iniziato quindi le operazioni di ispezione e bonifica intorno alle 10:15. Nel Tribunale hanno fatto il loro ingresso anche i nuclei cinofili. La Polizia Locale ha intanto chiuso il traffico nelle vie limitrofe, blindando l’intera area lungo le quattro vie che circondano il Palazzo di Giustizia.
Le operazioni sono durate ben 7 ore, per via dell’ampiezza dell’area da perlustrare e del fatto che molte porte erano bloccate e andavano quindi trovate le chiavi. Durante tutto l’arco della bonifica, a nessuno è stato consentito l’accesso all’interno della struttura. Chi aveva qualcosa al suo interno, non ha quindi potuto tornare a casa o dedicarsi allo smart working, restando in balia della tensione e dell’incertezza.
Fortunatamente, però, al termine delle operazioni, non è stato trovato alcun ordigno, né oggetto pericoloso. Qualche zaino segnalato nel corso della perlustrazione è risultato poi essere stato abbandonato dagli impiegati evacuati. Molte udienze sono state rinviate e tre persone arrestate sono state liberate, perché scadute le 48 ore di tempo entro cui convalidare le misure. Nessuno di loro, però, è accusato di reati gravi.