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07/01/2026 17:29
Dopo i giorni di dolore, silenzio e raccoglimento, a parlare ora dovranno essere le carta della giustizia. Ma già le prime mosse dell’inchiesta sul rogo di Crans-Montana sono finite sotto la lente di penalisti e legali delle vittime. A essere contestato è l’operato della Procura vallesana sul rogo del bar Le Constellation, la notte di capodanno.

Secondo quanto riportato dalla Radiotelevisione Svizzera Italiana, le critiche riguardano innanzitutto la decisione di lasciare in libertà i gestori del locale, assunta dalla procuratrice generale Béatrice Pilloud e dal suo team. Una scelta che, secondo diversi esperti di diritto, avrebbe potuto essere diversa almeno nelle prime fasi dell’indagine.

Per il penalista Alain Macaluso, direttore del Centro di diritto penale dell’Università di Losanna, sarebbe stato possibile disporre un arresto provvisorio di 24–48 ore per mettere in sicurezza prove ed elementi utili, oltre a perquisizioni nelle abitazioni dei gestori, nei locali del bar e negli uffici comunali.

La Procura si è difesa sostenendo che non vi fossero rischi di fuga, collusione o occultamento delle prove, ma le contestazioni non si fermano qui. Sotto accusa anche le ipotesi di reato: secondo alcuni giuristi, alla luce di nuovi elementi, andrebbe valutato il dolo eventuale, e non soltanto profili colposi, qualora fosse dimostrata la consapevolezza dei rischi. Nel mirino infine anche la conduzione delle audizioni: alcuni avvocati delle famiglie denunciano di essere stati esclusi dagli interrogatori, una scelta che – secondo i legali – rischia di indebolire l’impianto dell’indagine.

Al centro dell’indagine anche i controlli sul locale e il ruolo del Comune. L’inchiesta è solo all’inizio e si preannuncia lunga e complessa, chiamata a chiarire responsabilità e omissioni dietro una delle tragedie più gravi degli ultimi anni.