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14/07/2026 19:33
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Educatori non formati, giovani senza speranza di riscatto, un sovraffollamento drammatico, nessuna attività per il recupero e uno stato di completo abbandono, anche alle temperature roventi. È questo il ritratto del carcere di Opera, in provincia di Milano, tracciato dall’Alleanza per l’Articolo 27 della Costituzione, che riguarda la responsabilità penale. La delegazione che si è recata alla casa circondariale nell’hinterland meneghino ha radunato esponenti della Cgil e del Consiglio metropolitano.
L'obiettivo è riportare l'attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni delle carceri italiane, oggi attraversate da una crisi sempre più grave, e riaffermare il principio secondo cui la pena deve essere conforme ai valori sanciti, appunto, dall'articolo 27 della Costituzione: umanità, dignità della persona e finalità di reinserimento sociale.
Nell’Alleanza, nata a febbraio 2026, è presente anche don Luigi Ciotti, che ha visitato la casa circondariale di Opera. Il suo sguardo si è posato soprattutto sulla condizione dei giovani detenuti, che dopo aver scontato la propria pena si trovano abbandonati e senza futuro.
Il parroco, per tutta la vita impegnato nell’aiuto ai ragazzi più emarginati e in difficoltà, ha toccato anche il tema dei coltelli, sempre più presenti anche tra i minori. Per don Ciotti, la difesa è dovuta prima di tutto alla paura, che porta i giovani a commettere dei crimini. A poco serve punirli, come invece vuole il decreto Caivano, secondo il parroco bisogna investire di più su di loro.