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08/03/2026 15:32
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Dal 28 febbraio 2026, la data in cui gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran e ucciso l’ayatollah Ali Khamenei, il conflitto in Medio Oriente è andato incontro a un’escalation dall’esito incerto. Oltre ai fronti di guerra, si è esteso anche il dibattito su ciò che sta accadendo e sulle varie forze in gioco. A Milano, ormai, non esiste più solamente il consueto corteo per la Palestina, organizzato ogni sabato, ma le anime sembrano diversificarsi sempre di più.
In piazza, da allora, stanno scendendo anche le comunità iraniane, che festeggiano l’attacco al regime degli ayatollah. Per la giornata di sabato, sono stati in centinaia gli appartenenti a radunarsi in piazza Castello, nel cuore di Milano. La presa di posizione è netta, come dimostrano le bandiere iraniane con Leone e Sole, quelle dello scià, pre-Repubblica Islamica, e quelle di Stati Uniti e Israele.
Alla manifestazione al Castello, piena di musica e interventi, si è opposta una più contenuta e silenziosa, che invece ha pianto la morte di Khamenei e condannato l’operazione statunitense e israeliana in Medio Oriente. Questa si è svolta invece in piazza della Repubblica.
E non ha potuto mancare, come detto, anche il corteo per la Palestina e ora anche l’Iran, da piazza della Scala al consolato statunitense, che condanna fortemente le politiche di Trump e Netanyahu nel Medio Oriente senza però sbilanciarsi su Khamenei.
Tre fazioni, se così possiamo chiamarle, a dimostrazione di quanto il dibattito sul Medio Oriente sia sentito nel capoluogo meneghino.