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05/02/2026 17:34
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

Nell'udienza di giovedì sono stati ascoltati alcuni suoi ex colleghi, in alcuni casi anche superiori di grado, che hanno ricostruito la sua attività come capo del nucleo informativo. Nuova udienza a Pavia per il processo Clean 2, che vede alla sbarra l'ex ufficiale dei Carabinieri Maurizio Pappalardo, accusato di corruzione, peculato e stalking, e il carabiniere del nucleo ispettorato del lavoro Daniele Ziri, che deve rispondere dell'accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità. L'udienza si è concentrata soprattutto sulle testimonianze di chi lavorava a stretto contatto con Pappalardo, in uno scontro serrato tra pubblici ministeri e avvocati della difesa.

Nel racconto dei testimoni sono emerse alcune anomalie sull'effettiva autorità esercitata dall'ex ufficiale: un componente della Polizia Giudiziaria ha raccontato che Pappalardo e Ziri avevano accesso alla stanza delle intercettazioni, pur non essendo tra le persone autorizzate. Un ufficiale che era in servizio a Pavia negli stessi anni di Pappalardo, e che è stato in seguito trasferito in un'altra sede, ha spiegato invece di aver avuto una discussione con l'allora comandante provinciale dei Carabinieri, che avrebbe definito Pappalardo un "intoccabile".

Dalle testimonianze è emerso anche che l'ex ufficiale era molto conosciuto in città e che in tanti si rivolgevano a lui: professionisti, politici e imprenditori. La Procura di Pavia contesta a Pappalardo una presunta corruzione per lo scambio di informazioni riservate su procedimenti penali, a partire dal 2016, in cambio di regalìe di varia natura.

L'accusa di peculato riguarda invece l'uso delle auto di servizio, circostanza analizzata proprio nel corso dell'udienza di giovedì, mentre quella relativa allo stalking riguarda l'atteggiamento dell'allora ufficiale dell'Arma nei confronti di una sua ex fidanzata: secondo gli inquirenti, Pappalardo - con l'aiuto del collega forestale Antonio Scoppetta, condannato a 4 anni e mezzo di carcere in abbreviato - avrebbe monitorato gli spostamenti della ragazza con un gps, arrivando addirittura ad impiegare altri militari in attività di "controllo" della giovane.