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08/03/2026 15:06
Chi crede che ciò che sta accadendo nel Medio Oriente non abbia ripercussioni anche sul nostro territorio, beh, si sbaglia. E anche di grosso. È di pochi giorni fa l’allarme di Confindustria Lombardia, che attraverso le parole del suo presidente Giuseppe Pasini ha sottolineato come la nuova guerra in atto nel Golfo Persico stia mettendo a rischio ben 6 miliardi di euro del nostro export, ma anche filiere chiave. Dal costo dell’energia ai rincari sul greggio e sul gas, passando per la tenuta del commercio, in particolare dei macchinari, del petrolio raffinato e dei metalli, sono molti i motivi per cui l’estensione sempre maggiore del conflitto porta danni anche nel resto del mondo. In particolare, ai Paesi che hanno come fornitrice proprio l’area del Golfo Persico.
È nata quindi una questione, che sta facendo chiacchierare se non addirittura dibattere da giorni, più precisamente dal 28 febbraio, quando Israele e gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran, a detta loro, per rovesciare il sanguinoso regime teocratico degli ayatollah. Tutto ruota intorno principalmente a un nome, il grande potente per eccellenza, il presidente americano Donald Trump. Le sue politiche, principalmente estere ma anche interne, vengono dibattute anche nella città di Milano. Che però, a detta dei cittadini, non dimostrano grande sostegno per il tycoon.
La condanna principale mossa dai milanesi è proprio al conflitto nel Medio Oriente. La condanna al regime di Khamenei è unanime, ma allo stesso tempo i morti causati dai bombardamenti a detta di chi è stato raggiunto dai nostri microfoni non va dimenticata. Come non va sottovalutato l’atteggiamento di Trump verso i leader europei, come la polemica tra Stati Uniti e Spagna per l’utilizzo delle basi militari del primo Paese presenti nel secondo. E poi, non mancano anche preoccupazioni anche sulla politica interna, soprattutto rivolte all’Ice, l’agenzia deputata al controllo dell’immigrazione, recentemente protagonista di fatti di cronaca sanguinosi in America.
C’è chi poi invoca maggiore personalità da parte della politica italiana: seppur riconoscendo nell’America un alleato storico da cui non si può o non si riesce a prescindere, è giusto comunque ricalibrare le proprie posizioni.