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14/06/2024 17:06
“Non si può parlare di epidemia di parvovirosi perché a seguito di appositi test solo i tre cuccioli ne erano affetti” è così che risponde Andrea Deplano, direttore dell'Azienda Speciale Multiservizi che gestisce il canile di Vigevano, alle accuse dei volontari dell'A.D.A.I., Associazione Difesa Animali Interregionale.
Nella lettera che è arrivata alla nostra redazione si legge che la Multiservizi avrebbe provveduto a somministrare esami per rilevare se altri cani erano affetti dalla malattia gastro-enterica che ha portato alla morte di tre cuccioli. L'Azienda che gestisce il canile dice che al momento nessuno dei 56 cani a cui è stato somministrato il test sarebbe risultato positivo e che nelle prossime settimane si provvederà al completamento del test sugli esemplari mancanti.
Il canile al momento ospita 111 cani, troppi visto che la struttura dovrebbe accoglierne un'ottantina al massimo.
Una delle ragioni del sovraffollamento è l'abbandono di cani di razza di difficile adottabilità, come Pitbull e Rottweiler.
Il direttore della Multiservizi crede però che ci siano altri motivi che abbiano portato a questi numeri. “A.D.A.I. non è stata in grado di rieducare i cani – dice Deplano – e ancora ci sono stati errori di comunicazione sulle procedure di adozione o in alcuni casi sono state negate per assurdi motivi. Non solo, troppi cani smarriti non sono stati restituiti immediatamente ai legittimi proprietari”.
La diminuzione delle adozioni sarebbe quindi la causa principale del sovraffollamento in struttura.
Si parla poi del nuovo progetto di ristrutturazione della zona quarantena che prevederà 9 stalli con una maggiore superficie esterna a disposizione.
A questi stalli se ne aggiungeranno 8 sanitari, dove i cani che arrivano in canile dovranno rimanere per 10 giorni, prima di essere poi messi a contatto con gli altri cani. Uno spazio fortemente richiesto dai volontari.
Per la durata dei lavori, che proseguiranno per 4 mesi e sono stati finanziati dall'amministrazione comunale, verranno bloccati nuovi ingressi e i cani ospitati verranno trasferiti in altri canili rifugio.
“Dopodiché – conclude Deplano – riesamineremo i rapporti in essere con i comuni convenzionati, così da limitare le presenze in canile a circa 80 esemplari, pari al numero degli stalli ristrutturati.”
La lettera, che non fa cenno alle condizioni igienico-sanitarie in cui i cani sono costretti a vivere, circondati da topi i quali possono infettare le ciotole, si conclude ricordando che al momento l'ingresso in struttura è vietato al pubblico e ai volontari. Gli unici ammessi sono il veterinario responsabile e i dipendenti della ditta del servizio di pulizie.