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23/04/2026 17:56
Il contenuto ha finalità di informazione e prevenzione e non intende favorire pratiche fraudolente.

Il capo di imputazione non è stato scritto in modo chiaro e preciso. Quindi il pubblico ministero dovrà riformularlo. Il tribunale di Pavia ha accolto giovedì mattina l’eccezione presentata dalle difese degli imputati, nel processo per la presunta frode del vino alla cantina di Canneto Pavese. Le difese avevano contestato il reato di associazione a delinquere mosso dall’accusa. Quindi si ritorna all’udienza preliminare.
II fatti risalgono a sei anni fa. Durante il blitz del gennaio 2020, gli investigatori, dopo le verifiche in cantina, avevano registrato un ammanco di vino per un milione e 600mila litri. Secondo l’accusa, il vino mancante veniva riempito con prodotto scadente e a poco prezzo e rivenduto per vino di ottima qualità, a indicazione geografica o persino biologico.
Nel processo è coinvolta una decina di persone, tra ex vertici della cooperativa, tecnici e fornitori, ritenuti compiacenti. Mentre la società Cantina di Canneto Pavese risultava al tempo stesso imputata e parte civile nel processo. Le accuse mosse erano di frode in commercio e contraffazione. Ad alcuni imputati era stata contestata l’associazione a delinquere. Una tesi a cui si erano opposte le difese, dal momento che non ci sarebbe alcuna traccia nei documenti ritrovati nelle indagini.
Il tribunale ha quindi deciso che il capo d’imputazione è indeterminato e dichiarato nullo il decreto di rinvio a giudizio del giudice per l’udienza preliminare. Ci sarà quindi una nuova richiesta di rinvio a giudizio. Il rischio è che l’inchiesta evapori nel nulla, considerando che la prescrizione di molti fatti. “Una decisione ineccepibile sotto il profilo della procedura”, ha commentato uno degli avvocati difensori, Marco Casali.