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09/03/2026 19:07
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

“La sincope vasovagale non è compatibile con quanto accaduto”. Così l’avvocato Stefano Benvenuto, legale di Flores Calderon, la donna che nel deragliamento del tram 9 in viale Vittorio Veneto ha perso il compagno Ferdinando Favia, commenta uno dei punti centrali dell’inchiesta. In altre parole, secondo il consulente medico della parte offesa, lo svenimento improvviso ipotizzato nelle prime ore non sarebbe plausibile. Questo tipo di perdita di coscienza – spiegano – si manifesta normalmente nel giro di pochi secondi dallo stimolo, mentre nel caso del convoglio milanese il tempo trascorso tra la salita a bordo del conducente e l’impatto sarebbe molto più lungo.
È uno degli elementi che ora gli investigatori stanno valutando mentre proseguono le indagini sul disastro avvenuto il 27 febbraio, quando il mezzo è uscito dai binari finendo contro un edificio e provocando due morti e oltre cinquanta feriti. Al centro degli accertamenti c’è Pietro Montemurri, un tranviere sessantenne con oltre trent’anni di esperienza - indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni - che aveva raccontato di essersi ferito a un piede poco prima dell’incidente mentre aiutava un passeggero disabile con la carrozzina. Per ricostruire cosa sia successo negli ultimi istanti prima dello schianto, gli inquirenti stanno analizzando la scatola nera del veicolo e il telefono del macchinista, dati che potrebbero chiarire la dinamica dei movimenti del convoglio.
Intanto, nuovi episodi hanno riportato l’attenzione sulla rete tranviaria milanese. Nella mattinata di lunedì 9 marzo, a Rozzano, un tram della linea 15 è uscita dai binari vicino al centro commerciale Fiordaliso. Il convoglio si era appena fermato e, al momento della ripartenza, una ruota si sarebbe bloccata facendo deragliare il carrello centrale. Nessun passeggero è rimasto ferito.
Solo due giorni prima, un mezzo della linea 12 in via Filzi, diretto al deposito e senza viaggiatori a bordo, era uscito dalla sede tranviaria dopo essere passato sopra un bullone rimasto sui binari.
Tre casi diversi, con cause ancora da accertare, che nelle ultime ore hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza e sulla manutenzione della rete tranviaria meneghina.