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13/04/2026 16:27
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

È stata ridotta da sei a quattro anni in appello la pena per Vincenzo Bertè nel filone bis del processo legato all’incendio del 2017 a Mortara. L’ex imprenditore era imputato per i reati di bancarotta fraudolenta, false fatturazioni e riciclaggio, relativi al rogo che mandò in fumo la fabbrica di rifiuti speciali Eredi Bertè di Mortara. Scende anche la pena, da sette a cinque anni, per l’ex socio Carlo Andrea Biani. Confermati invece i due anni e mezzo per riciclaggio, stabiliti in primo grado, per Vincenzo Ascrizzi, all’epoca dei fatti consulente dell’azienda. Queste le decisioni del giudice di secondo grado lunedì mattina in tribunale a Milano.
La Corte d’Appello ha accettato il concordato di pena, richiesto dai legali di Bertè e avvallato dalla Procura nelle scorse udienze. Mentre ha respinto le richieste di assoluzione per gli altri due imputati. Nel processo si erano costituiti parte civile, tra gli altri, il Comune di Mortara e l’associazione ambientalista “Futuro sostenibile in Lomellina”, alle quali il giudice ha confermato i risarcimenti decisi in primo grado. Piena soddisfazione per l’esito del processo è stata espressa dall’avvocato Anna Ghigna, che difende il Comune di Mortara.
Si tornerà poi in aula il prossimo 23 giugno, quando parlerà del rogo di nove anni e mezzo fa a Mortara. In primo grado Bertè era stato condannato a quattro anni per incendio doloso. I legali avevano manifestato l’intenzione di chiedere il concordato di pena in continuazione con la sentenza appena arrivata.