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03/04/2026 21:20
Nella Torre Milano, il grattacielo di via Stresa oggetto di processo nell’ambito dell’inchiesta della Procura sull’urbanistica, abitano ben 160 inquilini. In caso di condanna, oltre alle pene e alle ammende, la pm Marina Petruzzella ha chiesto anche la confisca dell’immobile, suscitando la reazione dei residenti e dei legali degli imputati.
Come ha spiegato l’avvocato Federico Filippo Oriana, presidente dell’Associazione Nazionale tra le Società di Promozione e Sviluppo Immobiliare, se un’abitazione è abusiva, la sentenza di condanna ne comporta automaticamente la confisca. Questo significa che l’immobile diventa parte del patrimonio del Comune, che, se non lo utilizza per altri scopi, può decidere di demolirlo. Ciò significa che gli inquilini potrebbero perdere la propria casa.
Questo automatismo tra sentenza di condanna e confisca, ha raccontato Oriana, è stato però condannato dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo. Se un abuso è minimo e riguarda, per esempio, un piccolo problema procedurale, la confisca (con conseguente demolizione) sarebbe un provvedimento sproporzionato. La Corte costituzionale italiana ha quindi modificato la legge: ora, prima che la sentenza diventi irreversibile, un imputato, pur venendo penalmente condannato, può evitare la confisca pagando al Comune di pertinenza gli oneri che rendevano l’immobile abusivo, rendendolo quindi regolare.
Questa è la procedura che dovrebbero seguire gli imputati nel processo Torre Milano. Intanto, la tensione tra gli inquilini è tanto più alta quanto più si avvicina la sentenza. Il loro portavoce, Filippo Borsellino, torna a chiedere una legge nazionale.