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26/11/2025 19:25
Aveva gridato “Palestina libera” lo scorso 4 maggio mentre la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni faceva il suo ingresso alla Scala di Milano per il concerto prima della 58esima assemblea dell’Asian Development Bank. Un gesto che ha portato prima alla sua espulsione e poi al licenziamento. È questo il destino a cui è andata incontro una maschera, appena ventenne, dopo il suo gesto di dissenso verso la banca in questione, che vede come 69esimo membro Israele, con il suo Ministro delle finanze Bezalel Smotrich, noto per le sue posizioni estreme sula Striscia di Gaza e sui bambini palestinesi.
La giovane ha quindi deciso di presentare ricorso alla sezione Lavoro del Tribunale di Milano. Il processo, che si è aperto il 24 settembre scorso, è giunto alla discussione finale, durante la quale i suoi legali Gianni Giovannelli e Alessandro Villari, hanno spiegato le ragioni per cui le spetterebbero il risarcimento e il reintegro presso il Teatro, mentre chi l’ha licenziata sta spingendo solo per il primo. Il contratto della maschera era a tempo determinato, doveva scadere a settembre, perciò le mancavano solo circa 4 mesi per arrivare al termine.
A sostegno della giovane, tra i dipendenti è stata fatta partire da parte della Cub Milano una campagna di raccolta firme per chiedere la riammissione a lavoro. Secondo il sindacato di base, su 900 di loro hanno manifestato parere positivo in 700, a dimostrazione della quasi unanimità nel volerla riaccogliere. In più, nel corso dei mesi, sono stati diversi i flash mob e i presidi in solidarietà alla giovane, l’ultimo dei quali proprio durante l’udienza di discussione.
La Cub Milano ha lanciato poi anche un seminario a tema diritti sul lavoro per il 3 dicembre alla CAM di Garibaldi e il 7 dicembre una manifestazione davanti alla Scala, in occasione della Prima, contro i tagli alla cultura.