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27/11/2025 17:30
Questa è la storia di un fiore — un girasole — che racconta dolore, memoria e, alla fine, una risposta di comunità.
Otto anni fa, su un campetto da basket in via Dezza a Milano, un ragazzino quindicenne, Alessandro, veniva tragicamente stroncato da un malore durante una partita. Da allora, ogni giorno, sua madre si reca sul cancello del campo e lascia un girasole: il suo modo di tenere viva la memoria del figlio.
Negli ultimi mesi, però, quel gesto così pieno d’amore e di rispetto è stato ripetutamente violato da mani ignote, che hanno strappato i fiori lasciati in ricordo di Alessandro. Non basta: insieme alla rimozione, qualcuno ha scritto sul biglietto un insulto crudele: «Se tutti mettessero un fiore per ogni morto, Milano sarebbe una pattumiera».
Una ferita nella memoria, che però ha generato qualcosa d’altro: una marea di solidarietà. Dopo che la vicenda è diventata pubblica, decine di cittadini hanno mandato messaggi, mail, telefonate di vicinanza ai genitori. E la comunità milanese, quella che non si riconosce nel cinismo di un gesto vile, ha deciso di reagire.

In fondo, la storia di Alessandro e del suo girasole ci ricorda che la memoria non si cancella con un gesto vile, che l’empatia vale più di tante rivalità — e che spesso, da un dolore silenzioso, può nascere una comunità che decide di stare vicina.