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25/11/2025 23:33
Dovrebbero essere avviate nel primo trimestre del 2027 le prime tre linee dell’impianto di essiccazione fanghi presso il termovalorizzatore di Parona. In tutto ce ne saranno cinque, per completare le quali ci vorranno quasi tre anni e mezzo di lavori. Quello dei fanghi da bruciare al termo di Parona è uno dei progetti più contestati dalle associazioni ambientaliste sul territorio e di cui si parla ormai dal 2020.
Un anno fa A2A, la società che gestisce l’inceneritore di Parona, aveva chiesto sei mesi di proroga, per completare l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, ovvero il provvedimento che autorizza le aziende a produrre. Tutto questo alla luce delle problematiche emerse con l’ampliamento dell’inceneritore di Corteolona, dove c’è un impianto gemello a Parona e sono trattati già i fanghi. Soltanto di recente a Corteolona sono partiti i lavori di ampliamento dopo un iter durato quasi dieci anni.
Secondo l’ultimo cronoprogramma aggiornato dei lavori, reso noto da A2A, nell’impianto di Parona ci vorrà la seconda metà del 2027 perché le prime tre linee possano andare a regime. In quella fase verranno quindi avviati i primi test delle emissioni odorigene date dall’impianto, in cui saranno trattate fino a 380mila tonnellate all’anno di rifiuti, fanghi compresi.
Le ultime due linee dovrebbero essere prefabbricate e montate tra la fine del 2028 e l’inizio del 2029. L’avviamento e la messa a regime avverrà dunque nella seconda metà del 2030, indicativamente entro il mese di settembre.
Al momento si sta procedendo con il risanamento e l’ampliamento della strada vicinale d’accesso al termovalorizzatore di Parona, per cui si prevedono sei mesi di lavori. Contestualmente si stanno eseguendo test di dosaggio della calce idrata per trattare i fumi a monte sulla terza linea dell’inceneritore. Prove di durata trimestrale. Un iter, quello dei fanghi all’inceneritore di Parona, che è nato quasi subito in salita e che però, a distanza di anni, va ancora avanti, nonostante le perplessità ambientali.